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Articolo: Bad Religion... Fuck The Power!

Cercare di fare l'intervista classica – quella pesantemente tagliata sull'ultimo disco, nella promozione del quale ogni intervista ha il suo perché – è praticamente impossibile con un personaggio come Jay Bentley, storico bassista dei Bad Religion e fondatore della band assieme a Greg Graffin e Brett Gurewitz. Abbiamo cercato di riportare la conversazione sui canonici binari, ma niente: Jay è un fiume in piena, simpaticissimo e stravagante almeno quanto modesto e disponibile. Per una volta, un'intervista diversa, quindi: alla scoperta del lato più umano di un musicista che sa ancora divertirsi e divertire trovando forza e spinta nelle stesse motivazioni che vent'anni fa l'avevano portato a metter su un gruppo. In un Rolling Stone ancora deserto, non abbiamo mancato questo appuntamento con la storia del punk...

The Process Of Belief: a chi o a cosa vi riferite con un titolo del genere?
Well... prendi il significato letterale, è esattamente a quello a cui ci riferiamo: il cammino di una persona attraverso tutto quello in cui crede, le sue idee, le sue convinzioni, come queste cambiano o diventano ancora più forti. E' importante costruirsi le proprie idee, è addirittura vitale in un paese come l'America. In America vieni allevato nel rispetto di determinate regole, pensando che quello che ti dicono di fare e di pensare sia giusto, sia normale, che non esista altra via al di fuori di quella che ti mostrano. E non parlo solo della televisione, che comunque ha un peso grandissimo in questo discorso, ma anche della stessa educazione della famiglia, della tua chiesa religiosa, della scuola! A me è successo, e come me chissà quante altre persone di venire penalizzato nei voti e negli esami per aver fatto delle semplici domande ai professori... Loro ci vogliono tutti inquadrati, ma questo non è giusto! Il messaggio di The Process Of Belief è esattamente questo: metti in discussione ciò che sai e che pensi, usa il tuo senso critico, non dare nulla per scontato e non lasciare che gli altri pensino con la tua testa!

E' la ribellione allora, la ribellione contro tutto il proprio mondo...
Esatto, anche se non necessariamente in termini cruenti. Quello che bisongna fare, è andare contro la cultura dominante: siamo sempre stati abituati a pensare che noi americani siamo i più forti del mondo, eppure hai visto cosa è successo alle nostre Twin Towers. No, non siamo i più forti. Non siamo una super-potenza. Io e Greg ne parliamo spesso di queste cose: l'uomo pensa di essere potente perché è capace di dominare la natura, ma non è vero! La natura è l'unica forma di super potenza. Vedi come trattiamo il mondo, e vedi come il mondo sta reagendo. Lo stiamo deturpando, senza renderci conto che stiamo deturpando la nostra stessa casa...

E tu? Qual è stato il tuo personale processo di apprendimento?
Quando avevo dieci anni vedevo il mondo esattamente come me lo raccontavano. E pensavo che gli Indiani fossero semplicemente andati via, per far spazio ai cow-boy, ehehe! Quando ne avevo quattordici diventai un punk-rocker: credevo nella gente come me, nei punk kids, e rifiutavo tutto quello che non aveva a che fare con noi e con la nostra filosofia. Pensavo non avrei potuto imparare nulla dalle persone che non erano punk! Poi venne la band, e a quel tempo l'unica cosa che volevamo fare era suonare dal vivo e pubblicare un disco, come tutti gli altri che seguivamo. E' stata molto importante per me l'esperienza con i Bad Religion, e lo è ancora. Quando sei in un gruppo impari che molto, e impari che praticamente tutto dipende da te. Ti industri, ti ingeni per farcela. Ti stampi le locandine, ti organizzi le date, ti organizzi le prove. Ti pubblichi anche un disco, è esattamente per questo che abbiamo fondato la Epitaph!

E' l'etica del "do it yourself", uno dei pilastri della filosofia punk...
Esatto. E' tutto vero! Un'altra cosa che impari è l'uguaglianza tra le persone: ok, io suono in un gruppo, tu no, eppure stiamo dialogando insieme. Tu scrivi per un magazine, e io no, eppure stiamo dialogando insieme. Io suono, tu scrivi, lui è un fan e balla e si diverte con la nostra musica... Ok, abbiamo ruoli diversi, ma se tu mi fai una domanda io ti rispondo, e viceversa, non ci sono problemi, non ci sono atteggiamenti "cool". Non sono meglio o peggio di te perché non faccio le cose che fai tu. Siamo tutti sullo stesso livello, sia chi sta sopra un palco, sia chi sta sotto! E queste sono cose che impari a capire lungo la strada, lungo, appunto, quel processo che dura tutta la vita. Il mio percorso è passato di qua, è sicuramente passato dal punk... Non nel senso che un giorno ti svegli e dici "sono un punkrocker", ma perché a certe conclusioni arrivi tramite diverse strade, e il punk, la sua filosofia se così possiamo chiamarla, è una di queste vie. Del resto mio padre me lo diceva sempre, anche quando avevo dieci anni: "questo è un piccolo punk". Infatti, eccomi! Eheh!

Torniamo a parlare del disco...
Guarda, a questo punto una cosa la devo dire: noi abbiamo sempre cercato di dare dei messaggi con i nostri dischi, ma difficilmente abbiamo fornito delle risposte. E non è nemmeno il nostro obiettivo. Quello che vogliamo fare è spingere la gente a chiedersi, domandarsi delle cose. Ecco, si può dire che noi non solo non forniamo nessuna risposta, ma l'esatto contrario: forniamo delle domande! Ed è qualcosa che non è soltanto relativo a The Process Of Belief, naturalmente, ma che riguarda da vicino tutta la storia dei Bad Religion! E', se così posso dire, la nostra missione come gruppo!

E infatti i Bad Religion sono sempre stati molto attenti ai loro testi, cosa non comune nella musica rock in genere... Ogni tanto ne parliamo, se alla base di tutti questi ragazzi che seguono i nostri show e comprano i nostri dischi c'è la musica dei Bad Religion, o i loro testi. Io penso tutti e due. Greg direbbe soprattutto i testi, ma io non sono molto d'accordo: se ti piace la musica, sei spinto a cercare di capire cosa la band sta dicendo, cosa ti vuole trasmettere. Ma se una canzone ti fa schifo musicalmente, come puoi prestare attenzione a quello che dice il cantante?

I Bad Religion sono un nome leggendario del punk-rock. Che effetto vi fa essere messi sullo stesso piano di bands come i Clash, gli Stooges o i Ramones? Un bell'effetto, ma non credo siamo sullo stesso piano. Loro sono i re... noi, al massimo, i principi!

Siete in pista con una formazione non solo cambiata, ma anche allargata... e mi riferisco soprattutto al ritorno di Brett Gurewitz. Sì, Brett e tornato e devo dire che è stato un po' come ritornare ai vecchi tempi. Ora con tre chitarre abbiamo un suono veramente potente e un secondo grande songwriter nella band! E' stato tutto un processo molto naturale: Greg e Brett sono rimasti in contatto in tutti questi anni, mentre lui e il resto della band si erano un po' persi di vista. Quando il nostro contratto con la Sony è scaduto, ci è sembrato naturale guardare in direzione Epitaph, e con il contratto abbiamo vinto anche il boss dell'etichetta, ehehe! Brett aveva una gran voglia di suonare, per cui eccolo qua...

Immagino che non sia mai stata messa in dubbio la formazione a tre chitarre... No, e come avremmo fatto? All'inizio inoltre Brett non era nemmeno convinto di accompagnarci nel tour, e quindi non ci siamo proprio posti il problema. E poi con Greg e Brian (Hetson e Baker, i due chitarristi, n.d.a.) c'è un rapporto tale per cui sarebbe stato assolutamente impensabile fare a meno di loro. Abbiamo patito molto l'abbandono di Bobby (Schayer, l'ex batterista che ha dovuto lasciare per problemi di salute) e non volevamo ulteriori stravolgimenti nella band – quelli avvenuti bastavano!

E il nuovo acquisto Brooks Wackerman?
Brooks è un batterista fenomenale. Semplicemente, lui è nato per quello strumento. Come Greg: in mano a lui la chitarra diventa una vera chitarra. E Brooks fa la stessa cosa con la batteria. Una macchina.

In fondo sei un privilegiato: suoni, guadagni con la tua musica, giri il mondo col tuo gruppo. Se avessi in mente di darti un po' più di arie saresti una rockstar...
Lo so: sono fortunato, molto molto fortunato. Ma non sono una rockstar. Noi non siamo delle rockstar. E non lo siamo per tutti i motivi che ti ho detto prima, perché il nostro modo di vedere le cose ci ha portato a capire che certi atteggiamenti sono sbagliati. In ogni caso non pensare che la mia vita sia quella degli stereotipi del rock... Tutt'altro. Io passo un sacco di tempo a casa, con mia moglie e i miei figli, e faccio tutto quello che fa un uomo nelle mie condizioni... Well, forse in una maniera un po' più punk, eheh! Ogni tanto nelle interviste mi chiedono: ma cosa fai quando non suoni? Ehy, mica suoniamo tutto il giorno! Io abito in campagna, vicino a casa mia c'è la casa di Greg: ti posso dire che abbiamo un sacco di tempo libero, pure troppo, e a volte ci annoiamo a morte. O meglio, Greg si annoia: lo capisci quando ti colleghi ad internet al mattino e lo trovi on line, ti colleghi al pomeriggio ed è ancora on line!

E tu? Non ti annoi mai?
No. Te l'ho detto che sono fortunato. Io non mi annoio perché costruisco delle cose. Adoro costruire delle cose, è stato un pallino che ho sempre avuto. La cuccia per il cane, l'altalena per i bambini. E se ho già costruito tutto, prendo qualcosa, lo smonto e lo ricostruisco!

E' un aspetto che non conoscono in molti. E Jay come padre com'è?
Beh, un buon padre spero. Ma non ne sono sicuro. Sono un punk-rocker, man! Questo significa che se mia moglie mi dice "dì ai ragazzi che mettano a posto la loro camera", io dico "ehi kids, mettete a posto la vostra camera immediatamente!". Risposta: "Fuck you, dad!" "Ehi, dico io, ma come vi... Well, non importa. Su, prendete i vostri giocattoli e levatevi dai piedi!". Come faccio a rimproverarli quando io alla loro età mi comportavo allo stesso modo? Certo, adesso capisco mio padre...

Insomma, sono dei piccoli punk-rocker anche loro.
Assolutamente. E infatti adorano le canzoni del gruppo del loro papà!

Come ti vedi, dopo tutti questi anni passati su un palco?
Non mi sono mai considerato un individuo capace di avere una vita dentro gli schemi, normale, fatta di casa, lavoro, lavoro, casa e locali notturni nei week ends! Io sono ancora un punk-rocker, come quando avevo 14 anni: non so dirtelo per certo, non potrei giurarlo, ma penso che a passar la vita dietro una scrivania certe cose se ne vadano, certe passioni svaniscano. Quando sei un adolescente ascolti i Clash, e ti ritrovi a trent'anni ad ascoltare le ultime merdate che girano su MTV... E ti piacciono pure! Io invece sono ancora così, amo ancora il punk, amo la musica che suono, come potrei fare qualcosa di diverso da quello che faccio?


autore: Francesco Eandi
tratto da: Kronic
data pubblicazione: 03/02/2002