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Articolo: Bad Religion, un atto di fede rock'n'roll

Vent'anni dopo l'esordio i californiani Bad Religion sono ancora vivi e vegeti. E il loro emopunk che ha fatto scuola ritorna nel nuovo album The Process Of Belief. kwMusica li ha intervistati

Sorprendente. E' questo l'aggettivo che più si addice al nuovo disco dei Bad Religion, capofila storici del garage-punk melodico californiano, capaci da sempre di coniugare asprezze hardcore ed aperture liriche al limite della raffinatezza. Con vent'anni di produzione discografica alle spalle (l'esordio, How Could Hell Be Any Worse?, è dell'82), fasi magari alterne ma in nessun caso calate nei compromessi di un music business sempre più feroce, i Nostri dimostrano che le mode passano, le buone idee ed i bravi artisti restano. The Process Of Belief non è solo un piccolo "atto di fede", ma serve bene a mettere nella giusta prospettiva la discendenza di questa grande band di puro rock'n'roll, dagli Offspring in avanti.

Quale occasione migliore, così, per parlare con una delle figure storiche della scena alternativa americana, Brett Gurewitz, non solo chitarra e mente (insieme al cantante Greg Graffin) dei migliori BR (con cui torna insieme dopo Stranger Than Fiction, 1994) ma anche - soprattutto? - "affabulatore" della mitica Epitaph, per cui l'album esce dopo il sodalizio Atlantic di metà anni Novanta? La sua cortesia, lo ammettiamo, si è dimostrata pari alla sua riconosciuta etica professionale e musicale.

Mi pare che l'album che avete appena pubblicato sia ben altro che un semplice atto d'esistenza...
Di certo ci siamo messi a lavorare con un entusiasmo che magari, dall'esterno, si può reputare quasi incredibile. Eppure, questo per noi è un po' un ritorno a casa: ci siamo ritrovati con una formazione più consolidata che in passato, con Greg abbiamo lavorato sui testi come non ci accadeva da tempo e tutto, alla fine è semplicemente accaduto: nessuna forzatura, solo canzoni, come deve essere.

Non vivete però con qualche frustrazione il fatto di essere stati gli iniziatori di un movimento e poi di non avere magari raccolto, a livello commerciale, quello che meritavate rispetto ad altre band?
Non abbiamo mai visto le cose in maniera così competitiva, a dire la verità. Inoltre, mi sembra che ci siamo tolti anche qualche soddisfazione commerciale, senza scendere mai a compromessi: una cosa importante. Per la Epitaph hanno pubblicato tanti fenomeni contemporanei. Poi lei sa bene che il rock'n'roll è imprevedibile...

Appunto, rock'n'roll: la vostra attenzione alla melodia è sempre spiccata. Cosa vieta di usare nei vostri confronti un termine come "pop"? Beh, la nostra attitudine, spero (risata, N.d.I.). Ho sempre visto il rock come qualcosa di non controllabile, di più spontaneo del pop puro e semplice. Io adoro i Beatles, per esempio, e non mi sembrano affatto pop! C'è qualcosa nelle loro canzoni che graffia, che si ricorda, che li allontana dalla innocuità del vero pop. Poi, si sa, è tutta una questione di etichette.

La scelta di linee liriche forti è comunque evidente anche in The Process Of Belief.
E' un modo per coniugare due dei nostri amori: quello per l'espressione diretta del punk e la forma-canzone vera e propria.

Forma-canzone che alla fine è un modulo pop, scusi se insisto...
...Ma diventa altro proprio con i Beatles. Credo che la qualità migliore che possiede sia quella della sintesi, della velocità; può diventare, se usata bene, un concentrato di idee. La semplicità con cui queste vengono espresse dipende dalla capacità di raccontare di chi scrive.

A proposito di racconto: come sono nati i testi delle nuove canzoni?
Dall'osservazione della realtà che ci circonda, come si dice in casi del genere (risata sommessa, N.d.I.) insieme alla tendenza a trasfigurare, pure con l'uso dell'ironia, quello che stavamo scrivendo.

Quanto ha inciso la vostra esperienza passata nel lavorare insieme di nuovo, con oltre vent'anni di musica alle spalle? Abbiamo cercato di dimenticarci un po' di noi stessi e di rimanere fermi sulla comunicazione emotiva che ci ha sempre caratterizzati. Speriamo di avercela fatta.

Cosa pensa della nuova vena acustica, tradizionale, dei gruppi come I Am Kloot, Kings Of Convenience, Turin Brakes? In parte è un'invenzione giornalistica ed in parte c'è il sensato ritorno alla chitarra, elettrica o acustica che sia. Si tratta di uno strumento che non passerà mai, finché verrà usato con intensità ed intelligenza.

Lei ha gestito un'etichetta importantissima per il punk degli anni Ottanta e Novanta. Quando si è reso esattamente conto quello che succedeva intorno a lei?
Ho sempre agito spinto dalla passione. Ogni cosa è stata la naturale conseguenza di una azione precedente. Ci sono stati alti e bassi, ma non ho mai mollato la presa e nello stesso tempo non mi sono mai posto il problema dell'importanza, in assoluto, di quello che andavo facendo.


autore: John Vignola
tratto da: kwMusica
data pubblicazione: 24/01/2002